Prefazione di Francesca Piovesan

 

Questa nuova raccolta del poeta Massimo Pistoja rappresenta sicuramente un percorso di evoluzione della sua arte poetica, poiché vi sono contenuti elementi di significativa novità, nonostante vi sia un filo conduttore che la unisce alla precedente. Sicuramente la bellezza del paesaggio naturale, l’armonia dell’universo, la ricerca di infiniti orizzonti, un senso di profonda comunione con l’universo si ritrovano anche in queste poesie, che, come le precedenti, hanno l’indubbio merito di trasmettere un messaggio positivo, un senso di profonda e intima serenità al lettore. Tuttavia, in questo viaggio che il poeta compie nel tempo della vita, ma soprattutto nel tempo dell’anima, compaiono anche degli elementi che ci parlano di una profonda nostalgia per ciò che è stato e non è più, o che avrebbe potuto essere e mai sarà. Il continuo richiamo alla giovinezza mette in risalto, per contrasto, anche se sotterraneamente, la percezione dell’inevitabile trascorrere degli anni, nella consapevolezza della fragilità e caducità della vita umana, subito superata nella dimensione onirica. I sogni e i desideri che non hanno potuto trovare una concreta realizzazione nella vita, si possono infatti vivere in qualche misura nella poesia, che assume dunque la valenza di luogo privilegiato dell’anima, dove trovano compimento “le briciole, gli sprazzi” di felicità che l’io lirico riesce a provare nella realtà.

Il lettore, perciò, si lascia trasportare in questo mondo di sogno, in questo viaggio interiore, dove le sue sofferenze trovano immediata consolazione nei colori e nei suoni che, come un perfetta sinfonia, lo avvolgono. I dolori, la nostalgia e il disincanto appaiono ricomposti in un dipinto dove mare e cielo si confondono all’orizzonte.

Francesca Piovesan