Caricatura di Gioachino Rossini – don Giovanni Zorzoli.

Ricorre nel 2018 il Centocinquantesimo anniversario della morte di Gioachino Rossini, evento che tutto il mondo ha iniziato a celebrare con l’intento di diffondere la figura e l’opera del grande musicista pesarese.

Gioachino Rossini nacque il 29 febbraio 1792 a Pesaro da Giuseppe, detto “Vivazza”, banditore e donzello del Comune e da Anna Guidarini, modista. Dal 1800 don Giuseppe Malerbi impartí al giovane Gioachino lezioni di spinetta e canto, mentre il padre lo esercitava al corno.

La famiglia si trasferì nel 1804 Bologna, dove il giovane musicista continuò gli studi in canto e contrappunto, iniziando anche la propria attivitá di compositore. Nel 1806 fu commissionata al quattordicenne Rossini la sua prima opera, Demetrio e Polibio, che fu però rappresentata sei anni più tardi.

Dal 1810 Rossini poté debuttare a Venezia, con la rappresentazione di farse, drammi seri e semiseri tra cui si ricordano La cambiale di matrimonio, Ciro in Babilonia, L’italiana in Algeri, Tancredi, Il turco in Italia e Sigismondo.

Nel 1815 andò in scena a Napoli Elisabetta, regina d’Inghilterra e l’anno successivo fu la volta, a Roma, del celeberrimo Barbiere di Siviglia, scritto in soli venti giorni; l’opera fu un fiasco colossale a seguito di svariati incidenti materiali e di un pubblico ancora molto affezionato all’omonima opera di Giovanni Paisiello. Nel 1817, sempre a Roma e sempre con poco successo, si ebbe la prima rappresentazione de La Cenerentola.

Grande trionfo invece nel 1817 ebbe l’allestimento della prima rappresentazione de La gazza ladra a Pesaro. Durante la permanenza a Pesaro, Rossini si ammalò gravemente e fu costretto a rimanere per diverso tempo nella cittadina. Tornato a Bologna iniziò però un periodo di attivitá molto frenetica con la composizione di svariate opere teatrali tra cui Ermione, La donna del lago, Ricciardo e Zoraide, Maometto II, Zelmira e Semiramide da mettersi in scena nei maggiori teatri italiani. Nel 1822 sposò la soprano spagnola Isabella Colbran, di cui era da tempo innamorato.

In breve tempo le opere rossiniane raggiunsero i maggiori teatri europei, in particolare quelli della cittá di Parigi dove Rossini si trasferì nel 1823 per assumere l’incarico di directeur de la musique et de la scène al Théâtre-Italien; nella capitale francese il genio musicale del compositore si confermò definitivamente con Le siege de Corinthe (rifacimento di Maometto II), Le comte Ory e Guillaume Tell (1829) – ultima opera lirica.

Nel 1832 Rossini si legò a Parigi a Olympe Pelissier, ma iniziò un periodo di stanchezza psicologica, di depressione e di inattivitá.

Nel 1836, trasferitosi a Bologna, si separò dalla moglie Isabella Colbran e venne raggiunto in Italia dalla Pelissier. Alla morte della moglie, nel 1845, Rossini ristabilitosi fisicamente e psicologicamente sposò la sua amante. Compose in quegli anni soprattutto musica sacra, vocale e strumentale; nel 1841 completò la scrittura dello Stabat Mater.

Gli anni successivi furono caratterizzati da periodi molto travagliati: Rossini fuggí a Firenze a seguito di alcune proteste da parte di un gruppo di patrioti; tornato a Bologna fu vittima di nuovi incidenti che compromisero la sua salute psico-fisica; decise così nel 1855 di tornare a Parigi, dopo cinque anni di quasi totale inattivitá, in cerca di nuove cure. Nella casa di campagna della seconda moglie trovò l’ispirazione per qualche nuova composizione, tra cui i celeberrimi Peches de vielliesse e la Petite Messe Solennelle.

A seguito di alcune complicazioni, sopraggiunte dopo una congestione cerebrale, e per l’aggravarsi di un cancro al retto, Gioachino Rossini morì il 13 novembre 1868 e fu sepolto nel cimitero di Père Lachaise. La sua salma fu trasferita a Firenze, presso Santa Croce, nel 1887.

La carriera teatrale di Rossini fu relativamente breve: in vent’anni scrisse una quarantina di melodrammi per abbandonare definitivamente il genere dopo la composizione del capolavoro Guillaume Tell. Alcuni  vedono la scelta del musicista probabilmente nella sua lontananza dall’estetica romantica, che iniziava a prendere piede negli anni trenta dell’Ottocento: Rossini era per indole pacifico e tranquillo, legato perciò all’ordine imposto dalla Restaurazione. Sta di fatto che la sua personalitá fu assai complessa: amante del buon cibo e delle belle donne, era un uomo umorale e collerico, tanto che alcuni ipotizzarono soffrisse di nevrosi e disturbi dell’umore.

Lo stile rossiniano é contraddistinto da una spiccata brillantezza del ritmo che in molte composizioni é addirittura frenetico, dall’invenzione melodica e da una particolare cura per l’orchestrazione. Rossini aveva una perfetta conoscenza dell’armonia e del contrappunto, che gli permise di comporre sinfonie e concertati unici nel loro genere. Uno stacco notevole nella composizione del pesarese si nota dopo il trasferimento a Parigi: le ultime opere sono infatti intrise dell’autentica sensibilità del Romanticismo, nonostante Rossini si dicesse non pienamente in accordo con essa.

Negli anni cinquanta del Novecento iniziò la cosiddetta Rossini Renaissance che portó alla messa in scena di molte opere dimenticate e, a partire dagli anni settanta, alla revisione delle partiture. Ogni anno, nel mese di agosto, si tiene a Pesaro il Rossini Opera Festival che accoglie appassionati da ogni parte del mondo.

Scrive Stendhal in Vita di Rossini (1823), biografia del maestro: “È difficile scrivere la storia di un uomo ancora vivo … Lo invidio più di chiunque abbia vinto il primo premio in denaro alla lotteria della natura… A differenza di quello, egli ha vinto un nome imperituro, il genio e, soprattutto, la felicità”.