La Biblioteca di Valle Lomellina
Presenta
Monsignor Pietro Barbieri – Il Più Grande Falsario del Mondo
di don Cesare Silva

Il convegno celebrativo, la targa commemorativa apposta sulla casa natale, e da ultimo un libro che ne ripercorre la vita, il pensiero e le opere di Mons. Pietro Barbieri; tre momenti concomitanti capaci di infrangere, nel volgere di pochi mesi, l’ostinato silenzio che durava da oltre mezzo secolo, frutto di sinistre pregiudiziali ideologiche messe in campo dalle passate stagioni politiche con l’intento di rimuovere o cancellare una preziosa memorialistica. “Monsignor Pietro Barbieri, il più grande falsario del mondo” (editrice Velar), è la recente fatica letteraria data alle stampe dal prof. Don Cesare Silva, Parroco di Valle Lomellina, che la parrocchia, il Comune e la biblioteca “Giuseppe Marucchi”, unitamente al Comitato Scientifico per lo studio della figura e delle opere di Mons. Barbieri, la Casa di cura Cittadella Sociale, L’associazione culturale Aldo Pecora, L’Accademia San Pietro e i Colori della vita,  presenteranno venerdì 12 maggio alle ore 21,15 nella sala polifunzionale “A. Savini” in piazza Corte Granda,1. “Sono un uomo libero dal bisogno e dalla paura”, così amava definirsi il sacerdote vallese, che prima di diventare Monsignore ha percorso il mondo. Nel corso della lettura emerge un concetto che attraversa i 10 capitoli e, come il filo d’Arianna, guida il lettore alla comprensione dello spirito che ha animato e sotteso tutta l’esistenza di Monsignore: la Libertà.  Nella lingua latina, libri e libertà (liber-libertas) hanno la stessa radice, dunque un legame profondo dal quale scaturiscono la capacità di riflessione e di giudizio. Il testo agile, di taglio divulgativo e supportato da adamantina scrittura, è la risultante di una accurata ricerca d’archivio e pubblicistica varia, condotta con rigore scientifico dal parroco-scrittore che ha sempre tenuto disgiunto, osservando molta attenzione, la “notizia” dal “documento”: la prima – la notizia – sta al secondo – il documento -, come in tribunale la “denuncia” sta alla “prova”. Libertà, morale, ricerca, critica, notizia, documento sono la trama dell’ordito del libro “Mons. Pietro Barbieri, il più grande falsario del mondo” dal quale non scaturisce soltanto la semplice narrazione degli avvenimenti, ma emerge il senso compiuto della vita, la connessione emotiva di compartecipazione con le sorti di chi ci ha preceduto. Il Don Pietro che esce dalla penna dell’autore è un ribelle “sui generis” proteso alla ricerca della sua “libertà”, i cui orizzonti incontrano prima il pensiero sociale e politico di Semeria e Murri – più tardi quello di Sturzo. Nel frattempo si fa strada nel cuore del novello sacerdote la prospettiva di un apostolato attivo presso i nostri connazionali all’estero stremati da lavori disumani e bisognosi di vicinanza spirituale. Il suo è un modo diverso di intendere il Vangelo e il ministero sacerdotale, rispetto a tanti altri suoi confratelli molto più “pragmatici” di lui. E veniamo al gran rifiuto che ha destato non pochi clamori in diocesi. Lo spirito libero del futuro monsignore non può soggiacere nemmeno alle benevole raccomandazioni dello zio, il celebre Teologo Girolamo Avanza, parroco di Pieve del Cairo, che lo vuole curato nella prospettiva di una successione; Don Pietro è riconoscente, ma si affranca: non è disposto a fare “il prete di famiglia”. I processi storici irrompono anche sul proscenio della Lomellina e le ombre lunghe, foriere di immani tragedie, incombono ovunque sul “secolo breve”. In questi articolati passaggi, Don Cesare Silva mostra tutta la sua maestria fatta di padronanza storica e profonda conoscenza del protagonista del suo libro. Mons. Barbieri, forte di un concetto di libertà supportato dalle Sacre Scritture, dagli insegnamenti e dall’azione caritatevole della Chiesa voluta e praticata direttamente da Pio XII, si oppone senza esitazione alle perverse ideologie imperanti e a quelle ancora all’orizzonte, che vedono nello Stato un dio e nella politica una religione. E’ chiara e indubitabile la lungimiranza culturale del prete lomellino: percepisce in queste aberrazioni il volano dei totalitarismi che privano l’uomo sia della libertà che della dignità, riducendolo a “mezzo” e non “fine” della Storia. Ancora. Il suo amico prof. Igino Giordani nel 1924, definisce il fascismo “una religione pagana che si oppone al Cristianesimo, anche se corteggia la Chiesa (…)”. Monsignore non si è mai lasciato sedurre dal canto ammaliante di queste sirene.  Il sottotitolo recita “Il più grande falsario del mondo”, anche così si era definito. Dopo questi mesi passati a dibattere e a scrivere di Monsignore, parrebbe quasi superfluo fermarsi a ricordare che non si tratta di un epiteto, bensì di un merito, perché contraffare documenti per salvare vite umane è estremamente rischioso nel periodo di Roma città aperta e richiede molto coraggio, proprio come sta scritto sulla lapide a Valle Lomellina in via Milano. Ma questo coraggio appartiene al novero della sua libertà di uomo e sacerdote. Di pregevole fattura, un vero e proprio cammeo, è la presentazione del libro affidata ai ricordi dell’ottuagenaria Madre Anna Maria Cànopi osb abbadessa del monastero Mater Ecclesiae all’isola di San Giulio ad Orta, per tanti anni collaboratrice e poi direttrice della Scuola di Servizio Sociale fondata da Monsignore a Pieve del Cairo.” Lo ricordo come una figura di grande rilievo spirituale; da lui emanava una forza di bene tale da far sentire la sollecitudine della Chiesa vicina alla vita del popolo. Aveva fortissimo il senso di appartenenza alla Chiesa e di essere un sacerdote a servizio del popolo. Infatti, non c’era ambiente o realtà in cui egli non manifestasse questa identità; lo si chiamò persino il “cappellano di Montecitorio”. I capitoli del libro di Don Silva – ognuno dei quali compendia in sé percorsi per ulteriori approfondimenti – scorrono snelli e conducono il lettore attraverso tutti i risvolti della vita di Monsignore e mostrano, sotto una luce avulsa dalla ricorrenza di maniera, la vulcanica intelligenza di un uomo e un sacerdote che ha saputo coniugare proposte culturali, politiche, industriali e socio-sanitarie, senza mai venir meno alle aspettative dei più deboli, ovvero sempre basate sul solidarismo. Se dovessimo raccogliere alla fine di questo percorso, fatto sulle orme di un grande lomellino, una provocazione, questa sorgerebbe spontanea e la faremmo, ancora una volta, attorno alla parola “libertà”, perché l’elemento distintivo che emerge chiaro, lampante, limpido e cristallino, è proprio il paradigma di una libertà vissuta, incarnata ed anche sofferta. Quale provocazione c’è oggi, in tale parola riletta sotto lo sguardo di Mons. Pietro Barbieri?  Il libro di Don Cesare Silva, che presenteremo il 12 maggio, ci aiuta a far luce su questo interrogativo.

Marco Feccia
presidente della biblioteca.